Ti capisco, anche io ho avuto lo stesso desiderio, molte volte. Ma se sono qui oggi è per dirti che scappando non si sistema mai niente, invece gli step da fare sono:
- Prendere consapevolezza di come ci si sente
- Cercare il cambiamento (meglio se nel medio, lungo termine) (preferably in the medium to long term)
- Minimizzare i danni
Con questo vorrei che rifletteste sul perché vi sentite così male. E’ il lavoro? La situazione familiare? O forse dei più generali problemi relazionali?
In ogni caso quello che ti consiglio di fare è andare nel bosco. Niente di più semplice. Cerca un posto dove puoi stare tranquillo e vacci. Non puntare sul parco di divertimenti o il grande hotel con Spa e free drink, il segreto è andare in posti che sono poco turistici, tranquilli, immersi nel verde.

Io, come ti dicevo, l’ho fatto tante volte: ho mollato tutto e sono andato nella natura più selvaggia che potevo trovare in Europa. Spesso l’ho fatto in modo estremo, senza pensarci troppo, per questo ci tengo a scrivere questo articolo: voglio consigliare a chi ha lo stesso impulso di allontanarsi da una situazione che non gli piace a farlo con la giusta consapevolezza.
Mentre le mie scelte di andare via, per brevi o lunghi periodi che fossero, sono state spinte sopratutto da stati d’ansia che mi causavano un tale malessere da togliermi l’aria. Dopo giornate passate a sentirmi fuori luogo, incompetente e sempre più apatico nei confronti dei luoghi e delle persone che frequentavo, l’unica scelta saggia sembrava quella di fare un taglio netto e partire. Invece no, cioè oggi dico di no, con l’esperienza maturata so che avrei fatto meglio a “centrarmi*”* e partire con una testa diversa. Detto questo non rimpiango nessuno di quei viaggi decisi in fretta e furia per luoghi a caso, ma se penso allo stato d’animo con cui li iniziavo, spesso in lacrime, avrei fatto un’altra cosa, questa: avrei pianificato per bene tutto!
Procedi per step
Il fatto che adori la spontaneità, nei viaggi come nella vita ordinaria, non vuol dire che tu debba lasciare tutto al caso. Si può viaggiare senza una meta precisa ma essere in pieno controllo di se e del territorio. Quindi il mio consiglio è quello di Prendere consapevolezza di come ci si sente e identificare un viaggio che possa cambiare il senso di malessere in cui ci sentiamo immersi.
Ognuno ha la sua modalità preferita, chi trova nei trekking o nei cammini occasione per rallentare, riconnettersi con la natura e abbassare i livelli di stress, chi preferisce fare un road trip coprendo lunghe distanze in treno o auto, chi come me preferisce invece viaggiare in bicicletta. Pedalare permette di vedere il mondo alla giusta velocità per raggiungere paesi lontani tra loro, assaporare tutto quello di cui si fa esperienza senza rimanerci troppo a lungo per esserne imprigionato. Forse la differenza con il road trip è proprio questa: quando si raggiunge una città si ha bisogno di fermarsi per riprendersi dal veloce spostamento che abbiamo compiuto, “la sosta” è un momento importante per il viaggiatore, gli permette di appoggiare i piedi bene a terra, guardare le facce dei locals, mangiare, respirare, fare rifornimento se viaggia in macchina.
Con la bicicletta è un po’ diverso, quando arrivo in una città o in qualsiasi altro luogo di sosta mi fermo solo il tempo necessario per prendere un caffè, ed eventualmente comprare qualcosa da mangiare. Non riesco a starci di più perché non mi va di fermare davvero il mio movimento, mi sento spinto da questa forza che mi invita ad andare avanti; nella staticità tornerebbero le domande esistenziali, la testa si riempirebbe di “cose da fare” per niente fondamentali ma che appesantirebbero nuovamente la testa. Il movimento in bicicletta invece è un richiamo costante a vivere nel presente, a esserci, una pedalata dopo l’altra, in quel luogo e in quel momento in cui ti trovi. Ho scoperto che il modo migliore per mettere in pratica questo è proprio il rimanere in movimento.
Il movimento in bicicletta, quando è alimentato esclusivamente dalle nostre gambe e dai nostri polmoni, attiva un circolo virtuoso perfetto tra neuroscienze e biomeccanica. Non stiamo solo spostando un mezzo meccanico nello spazio: stiamo letteralmente modificando la chimica del nostro cervello attraverso lo sforzo muscolare. La bicicletta infatti rappresenta uno strumento di perfetta integrazione col corpo umano, ma vediamo a livello scientifico cosa comporta la pedalata al respiro e quindi al corpo umano.
Il respiro del ciclista: l'interruttore biochimico anti-ansia
Nello stato d'ansia quotidiano o sotto stress, la respirazione diventa inconsciamente corta, superficiale e toracica. Questo segnala al cervello un pericolo imminente, mantenendo alto il cortisolo. La bicicletta inverte totalmente questa dinamica.
- La sincronizzazione del ritmo (Entrainment): Quando pedali, specialmente in salita o a ritmo costante, si crea una sincronizzazione naturale tra la frequenza della pedalata e il ritmo respiratorio. Il corpo abbandona i respiri spezzati dell'ansia e adotta un pattern ritmico e profondo. Questo ritmo regolare agisce sul nervo vago, attivando il sistema parasimpatico che rallenta il battito cardiaco e induce una calma biologica.
- La ventilazione diaframmatica forzata: Lo sforzo fisico richiede più ossigeno. Sei costretto a usare il diaframma, riempiendo la parte inferiore dei polmoni. La respirazione diaframmatica profonda aumenta l'espulsione di anidride carbonica accumulata e stimola i recettori polmonari che inviano segnali di rilassamento alla corteccia cerebrale.
- Lavaggio della CO₂ e chiarezza mentale: L'iperventilazione controllata derivante dallo sforzo pulisce il sangue dall'eccesso di acidità indotto dallo stress emotivo. Più ossigeno arriva al lobo frontale, migliorando la chiarezza decisionale e spegnendo il "loop" dei pensieri negativi (rimuginio).
Detto questo potrei parlarti delle mie destinazioni preferite in bicicletta, ma ci vorrebbero troppi caratteri e preferisco raccontartelo in un altro post. Per ora ti basti sapere che con la bicicletta si possono raggiungere luoghi molto lontani, immagina infatti di percorre una media di 80km al giorno (fattibilissimi una volta entrati nel ritmo del viaggio) e di quanti luoghi attraverseresti in quei chilometri. 80km Immagina i piccoli paesi nei quali nessuno mai si ferma, le stradine dimenticate che salgono le colline rispettandone la morfologia, gli abitanti che non vedono l’ora di parlarti dopo che ti hanno visto spuntare dal nulla con una bicicletta carica di cose per mangiare, dormire, lavarsi, sopravvivere insomma, così vulnerabile e disposto al contatto umano.
Come Iniziare?
Prima di procedere con i viaggi più difficili, quelli in cui si attraversano intere nazioni e che prevedono campeggi e bivacchi in boschi e luoghi improvvisati, dobbiamo partire dalle basi. Io non l’ho fatto, sono andato subito a ricercare quell’adrenalina di stare da solo lontano da tutto e tutti e mi sono scottato, per questo ti consiglio di iniziare con un primo step che ti avvicinerà al mondo dello stare nella natura incontaminata anche se non è davvero selvaggia.

Camping
Inizio dicendo che ci sono vari tipi di campeggio, evita quelli sovraffollati, spesso a ridosso del mare, scelti da famiglie che arrivano con grossi camper e vagoni di roba da mangiare, sono gli stessi che accolgono adolescenti pronti a fare di ogni notte estiva un party con musica e alcol. Decisamente non la pace che stai cercando. Stai attento dunque! Guarda bene le foto del luogo, le recensioni, la posizione.
Solitamente i campeggi più piccoli, che si trovano in luoghi meno turistici, più vicini alle montagne che al mare (ma non è detto), sono quelli che restituiscono maggiormente un’immersione totalizzante nella natura più genuina. Vi faccio come esempio un luogo che si trova ad appena un’ora da Roma, in provincia di Rieti, a 700 metri d’altezza e fuori dalle classiche rotte turistiche. Si chiama Pianeta Verdee la coppia che l’ha creato, e che tuttora lo gestisce, vive secondo i valori in cui io stesso credo: riconnessione con la natura, ascolto del silenzio, cibo sano e selvaticità. Quest’ultima cosa è difficile spiegarla in poche righe, magari ci farò un articolo dedicato, perché la selvaticità è uno state of mind (di tutti gli esseri viventi animati e non) che ritrovano dentro di se un legame profondo con le “cose naturali” incontaminate.
Ma cos’è Pianeta Verde di preciso? Un ritiro ecologico con un ristorante buonissimo in cui si mangiano i prodotti dell’orto e tante cose buone, esclusivamente su base vegetale, ma anche un luogo in cui si può fare campeggio in cui le tende, alcune già piazzate, sono immerse nel bosco (e non ordinate in piazzole numerate come negli altri campeggi sconsigliati), ma c’è anche molto altro: a Pianeta Verde puoi fare passeggiate nel bosco (forest bathing), yoga in Pagoda o in mezzo alla natura e poi workshop e festival che coprono tutte le stagioni.
La cosa interessante per te è che non devi aspettare un evento particolare ma puoi semplicemente andare un weekend e dormire in tenda, così da rigenerarti e fare un’esperienza di campeggio sotto le stelle ma comunque in luogo “sicuro”. sleep in a tent, allowing you to regenerate and have a camping experience under the stars but still in a “safe” place.
Noi lo abbiamo fatto. C’è bastata una tenda da campeggio e abbiamo dormito sotto le stelle in un’immersione nella natura che potevamo solo sognarci il giorno prima, venivamo infatti da Roma da cui Pianeta Verde dista poco più di un’ora di auto. Una volta arrivati Aurora e Michele, i fondatori di Pianeta Verde, ci hanno accolto a braccia aperte offrendoci tutto il necessario per disconnetterci completamente dagli spazi urbani in cui la nostra mente si era bloccata.
Se non sei lontano da Roma ti consiglio di provare l’esperienza a Pianeta Verde, puoi vedere i festival che fanno durante l’anno attraverso questo link: through this link.
Per i lettori di Silence Magazine c’è uno sconto del 5% su tutte le prenotazioni effettuate sui festival organizzati da Pianeta Verde e viewable on this pageti basta comunicare il codice: SILENCE in fase di prenotazione.

Ma perché è così importante passare una notte all’aria aperta in tenda? Se non ti ho ancora convinto fino a qua, sarà questa valutazione scientifica a farlo.
The Chemistry of Stress: Nervous System Reset
Sleeping in a tent is not just “relaxing” in an abstract sense; it acts on precise biological switches.
- The Collapse of Cortisol: Studies on forest therapy (inspired by the Japanese concept of Shinrin-yoku) show that immersion in the woods drastically reduces cortisol (the stress hormone) levels in the blood. Even a single night reduces the activity of the sympathetic nervous system (fight or flight) in favor of the parasympathetic one (rest and digest). Your heart rate regularizes and blood pressure drops.
- Circadian Rhythm (Biological Clock) Reset: This is one of the most powerful effects studied by chronobiologists (like Prof. Kenneth Wright at the University of Colorado Boulder). A couple of days (or even just a weekend) exposed exclusively to natural sunlight and total nocturnal darkness are enough to wipe out sleep deficits. In a tent, melatonin (the sleep hormone) production is unlocked, beginning to flow up to two hours earlier than when we are at home under artificial lights and blue screens. You fall asleep earlier and wake up naturally with the dawn light, feeling profoundly regenerated.
- The “Music” of the Woods as an Anxiolytic: The wind through the leaves, the flowing water, or the chirping of birds are not just pleasant: they are sound fractals. The human brain recognizes these natural sounds as “safe” on an evolutionary level, allowing the amygdala (the brain’s fear and alert control center) to completely deactivate—something that almost never happens in the city due to background acoustic micro-pollution.
Conclusions
I hope that reading this article has made you want to camp, or at least spend some time in that silent nature which is increasingly difficult to hear. Travel organizers, whether influencers or not, yell to convince you to travel to dream destinations, reducing the exploration of places to a banal consumption of the location’s image. In other words: we travel more and more to retrace the outline of the images we saw before leaving, rather than to be surprised and let ourselves be guided by what we will find.
The type of experience I am talking about, on the other hand, is extremely intimate and does not follow any already-trodden path. I invite you instead to go to the place where you can feel as free as possible and to stay there for a while. Listen there to your thoughts, the beating of your heart, the movement of your intestines—do you feel good? Do you still have some anxiety? What would you like to shake off?

